ICYDAWN – War Rumbles

“War Rumbles” LP

L’ultimo disco di Icydawn, aka Sacha Rovelli, consta nella colonna sonora ideata per un’installazione di Gianluca Grossi di qualche anno fa (aprile 2010 per l’esattezza) sui conflitti in Medio Oriente. È un vinile bianco, stampato in 233 copie con il disegno di un’animale morente in copertina ed una scritta, per me incomprensibile, in lingua araba.

L’ascolto per la prima volta in cuffia alla mattina presto e non ho la minima difficoltà ad inserirmi mentalmente nel contesto tracciato dai suoni, pur non avendo partecipato all’installazione originale. L’incipit è elegante, sottile e malsano, sembra quasi di trovarsi su di un elicottero che plana dolcemente, in una ricognizione che non promette nulla di buono… le note suggeriscono un senso di disagio e di tensione, come i migliori Goblin sporchi di fango.

Poi iniziano le voci, incomprensibili eppure ferite: sono field recordings estratti dai video girati direttamente sul campo e non lasciano presagire nulla di buono. Appena i toni si inaspriscono le voci diventano infatti lamenti ed il tessuto sonoro non fa nulla per smorzarle ma si limita a ronzare, quasi fosse un mezzo di trasporto blindato lasciato acceso. Ci si sente protetti fisicamente da quel che succede ma esposti emotivamente, quasi che il conflitto sia trasportato proprio nel nostro salotto. Mi sembra di rivivere le sensazioni di chi, da reduce, non riesce a reintegrarsi nella società ma seguita a vedere aguzzini e pericoli, barricandosi nel proprio salotto senza possibilità di salvezza. Tensione, tensione sempre, anche quando a parlare sembra essere una giovane ragazza senza la minima enfasi. Sacha sembra aggiungere non benzina sul fuoco, che non vi sono deflagrazioni qui, ma un leggero afflusso di ossigeno, il giusto per non permetterci di abbassare la nostra soglia di interesse e di partecipazione. La ritmica che, lieve e sottotraccia si insinua nei racconti, non pulsa, ma lascia che sia il nostro corpo ad assestarsi in un’andatura sconnessa e nervosa.

Continuando l’ascolto si viene sommersi da milioni di immagini mentali, quelle legate ai conflitti che hanno bruciato il pianeta durante la nostra personale esistenza. L’idea iniziale, quella legata al contrappunto sonoro di immagini, siano esse statiche od in movimento, è già il passato. Non servono più immagini qui, che la nostra banca dati personale lavora per associazioni, fomentata dal continuo e sottile disagio sonoro al quale siamo sottoposti. Il lato B inizia con una sirena ed un suono che leggo come un telegrafo impazzito: è “Headphone Music #2 – War”, con lei e la seguente “Headphone Music #3 – Death” siamo di nuovo in trincea, cercando una comunicazione che non sembra arrivare mai e ci costringe sotto i colpi di un mortaio secco e preciso. Nessuna possibilità di uscita, l’aria si fa sempre più gelida ed i suoni chirurgici, si sentono i colpi rigidamente marziali. Poi entriamo nella “The Grey Room” e le cose si fanno pesanti: una nenia fredda che si spegne come una mosca che ronza sempre più piano, di una delicatezza che atterrisce. Il finale nasconde, sotto quelle che vengono lette come scudisciate nella mia mente, una melodia arabeggiante e tristissima portata avanti
meccanicamente.

Che dire quindi di War Rumbles? Un disco rigoroso, dove Icydawn riesce a mio parere a risparmiarsi ed a non sovraccaricare il suono in un eccesso che sarebbe apparso sconveniente od eccessivamente pesante. Un disco chirurgico, che smuove la propria interiorità e le proprie immagini personali. A mio personale parere il disco più bello mai fatto finora da Icydawn, una perla da non farsi assolutamente scappare e da ascoltare nei momenti più adatti, dove potersi collegare al proprio io più tormentato. Stupendo.