Babau – Papalagi

Papalagi

Babau – Papalagi
Artetetra

Coniglio recensione 4

a cura di Fango Bianco

Babau è un duo, composto da Luigi e Matteo. Pur essendo molto giovani (almeno rispetto a me, nel senso che hanno tra i 23 ed i 24 anni, non 17) non sono di primo pelo. Già suonavano nei Tetuan, progetto foriero di un paio di album qualche tempo fa, ma qui siamo da un’altra parte…già, la famosa altra parte, quella insidiosa dell’exotica psichedelica più o meno occulta in cui molti da alcuni anni sguazzano. È un dato di fatto che da diversi anni ormai molti progetti siano nati nello stivale con intenti più o meno simili, formando schiere che via via si fanno più folte.  Proprio per questo moltiplicarsi di forme, diverse ma simili, la personalità è una componente indispensabile per farsi largo a gomitate (o con la cerbottana da dietro un angolo).  È di poco tempo fa uno speciale di Rockit preso a pesci in faccia dalla rete tutta…il terreno è minato e la gente italiana (perché è proprio questo l’epicentro della scena) attenta, quindi le scorciatoie sono inutilizzabili.

Ora, ritornando ai Babau, devo dire che si presentano con un biglietto da visita formidabile: Papalagi, seguito di Tapes from the bedroom, è un nastro ad edizione limitata, contenente quattro pezzi. L’iniziale Palo Majombe è collosa e ritmica, grattugiata ed ieratica. In Faus il canto / recitato, in lingua selvaggia, crea fumose atmosfere percussive che spingono all’alterazione. Ila ‘no kuaili sembra ondeggiare verso melodie orientaleggianti, prolungando il dinoccolarsi fra i fumi di sostanze sconosciute. Palma Hayek chiude in due minuti il gioiellino con vocine di varie notorietà papalagi accompagnate da una melodia cristallina e vaporosa, che fa sorridere con un beato sorrisino ebete…tutto qui.

Le basi sono solide e radicate, il risultato è umbratile e coinvolgente, umido. Il pollice, finito di scuoiare la testa dei Papalagi, è assolutamente alto.  Aprite la porta, appiccate un fuoco in giardino, alzate il volume dello stereo ed osservate i vicini…

Quattro bestie esotiche, con sguardo affamato, altro che coniglietti!

Dato l’entusiasmo, imbracciato il machete mi faccio largo nella selva marchigiana per raggiungere i titolari dei Babau, nonché brace sotto il nome di Artetetra…

Salve ragazzi!

Inizio subito, così, senza preamboli…facendo un giro per il web mi sono accorto di quanto non siate di primo pelo come pensavo. Già anni fa, nei Tetuan, tessevate suoni motorici e binari. Che è successo? Vi siete trasferiti in amazzonia? È spuntato il sole? Scriteriatamente siete riuscito a buttare un sasso in un lago affollato come quello dei suoni italici esotici ed occulti facendo ergendolo a totem?

Capisco che non sembri essere una domanda, ma…prendetela come un’ondata di entusiasmo e spiegatemi un pochino chi siete e come nasce il progetto, vi va?

Ciao Vasco, anzitutto vorremmo dire che sarebbe stato molto figo concepire e registrare un album come Qayin dei Tetuan ma in realtà siamo entrati nella formazione un anno dopo, quindi tutto ciò che si può trovare online appartiene alla vecchia formazione.
Noi Babau siamo Luigi Monteanni e Matteo Pennesi, classe 1992, cresciuti a Potenza Picena, un piccolo paesino marchigiano che vanta (dicono) la più alta percentuale di invalidi d’Italia.

Abbiamo iniziato a suonare nel 2012 una specie di post rock/ambient da cameretta senza grandi risultati. Piano piano abbiamo plasmato il suono ed il set live (che era un grosso problema) e siamo arrivati a Papalagi, il nostro nuovo ep, che abbiamo tirato fuori dopo un periodo in cui ascoltavamo principalmente l’exotica del dopoguerra, la psichedelia di Sun Araw ed un sacco di world music ignorantissima à la Sublime Frequencies.

Da qualche anno l’Italia sembra essere il centro della scena battezzata come psichedelia occulta…a tratti sembra di poter lanciare un sasso e colpirne un componente. Ascoltato il vostro nastro ho trovato uno scarto abbastanza importante, come se realmente il tutto fosse concepito e realizzato in una calda e sudata Amazzonia. Da questo presupposto però poi vi presentate come Babau, mostri, mentre il titolo rimanda ai Papalagi, quindi agli uomini bianchi, gli stranieri…cosa siete quindi? Lo sconosciuto che apre il proprio mondo all’uomo bianco o lo straniero che si addentra in lande sconosciute? Che tipo di idea si cela in un progetto come questo?

L’idea era quella di suonare un’exotica distorta e oscura che si avvicinasse in un certo modo al krautrock ed alla psichedelia, generi certamente molto cari anche alle recenti produzioni di psichedelia occulta all’italiana.

Non possiamo dire di esserci ispirati a certi gruppi che magari un anno fa avevano all’attivo solamente un album o poco più, ma gruppi come ad esempio gli Heroin in Tahiti ci hanno aperto mondi che conoscevamo marginalmente (c’è proprio un mix fighissimo di library music italiana sul loro profilo soundcloud che abbiamo ascoltato in loop).

Tornando alla domanda, l’idea che sta alla base del progetto è quella propria dell’exotica: creare della musica che appartiene a culture con cui non abbiamo niente a che fare. Partendo da questa non autenticità, il discorso compositivo diventa molto più facile proprio perchè non dobbiamo per niente pensare ai vincoli culturali o a quelli sonori “imposti” da un determinato genere musicale. Rimane però il gioco e l’impegno di immaginare  e realizzare questo speciale tipo di truffa sonora/culturale e riuscire a fare in modo che l’ascoltatore ne diventi complice e parte fondamentale pensando di trovarsi sul Rano Kau mentre invece noi sappiamo bene che è seduto sulla sua poltrona in cameretta.

Chi siamo quindi? Boh, a seconda dei lati a cui si guarda siamo o il mostro/l’uomo nero che si presenta e ti terrorizza, oppure il papalagi, che in fondo è un coglionazzo.

Allarghiamo un pochino il discorso ora, se vi va…che mi dite di ArteTetra? È un collettivo, un’etichetta, una finestra sull’ignoto… ho visto diversi nastri, VHS, cose intriganti vostre e non solo vostre, Emil Cioran ed uomini vestiti da alberi, fino ad arrivare a Ghostface Killah… che vi prefiggete di fare con questo cappello?

Ci piace pensare che Artetetra sia un modo per organizzare e riunire sotto un unico nome ciò che tentiamo di fare in ambito cultural/musicale. A seconda delle varie attività che svolgiamo sotto questo comune denominatore Artetetra è un collettivo di musicisti aperto che si allarga ogni volta che troviamo qualcuno che come noi è semplicemente interessato a un certo tipo di musica e che è disposto a collaborare per pura affinità personale, un’etichetta di produzioni DIY in cassetta che raduna progetti che vanno dallo psych al noise all’exotica o un portale in cui vengono consigliate e recensite cose di vario genere: film, letture, musica e notizie riguardanti antropologia e etnologia in generale. Per farla corta ciò che secondo me veramente conta di questo “progetto” è che ci stiamo impegnando semplicemente a mettere insieme una gamma di interessi che nelle nostre esperienze personali non sono separabili: il fatto che facciamo/promuoviamo un determinato tipo di musica non è indipendente dal fatto che, ad esempio, ci piacciano i film di Herzog o che abbiamo letto per l’appunto Papalagi; l’importante era anche non rimanere in un ambito puramente musicale e rimanere, così, più o meno nell’anonimato.

Inoltre, da quando Luigi è partito alla volta di Berlino, Artetetra ci permette di continuare a coltivare in modo effettivo la nostra amicizia e passione comune pur essendo lontani. Se ti basta Artetetra è una finestra su di noi e se non bastasse è una finestra su uomini albero mentre ascolti psych noise.

Effettivamente è un mondo molto intrigante nel quale tuffarci…

Per concludere, vuoi dirci lungo che paludosi sentieri vi muoverete prossimamente? Ma, cosa fondamentale e da non dimenticare… come faranno i Papalagi elvetici a contattarvi per arraffare una copia dei vostri nastri, sempre che ancora ne abbiate?

Ahah. Per ora siamo totalmente presi dal promuovere e dare un po’ di voce ai nostri lavori (sia come BABAU che come Artetetra) e al contempo stiamo provando a portare un po’ di sudate amazzoniche in giro per l’italia, per il resto si vedrà. Per la nostra etichetta sono in preparazione uno split tape di Nicola Tirabasso (già pubblicato da noi in VHS) e Valerio Maiolo (Sex with Giallone) e un’altra cassetta co-prodotta con Icore produzioni che riguarda il Collective di noise psichedelico The Big Drum in the Sky Religion, oltre ad altri su cui ancora stiamo lavorando. Ad ogni modo stiamo cercando di porci pochi obiettivi, per ora, visto che , anche se minimi, portano via tantissimo tempo e di cagare fuori dal vaso non ci va. Per i cari Papalagi elvetici qualche cassetta la abbiamo ancora; potete mandarci una mail con scritto datemi PAPALAGI bastardi! Oppure che ne so, potete provare a suonare un corno africano del Benin, potreste sentire di punto in bianco i tamburi tipo Jumanji e ritrovarvi con una cassetta tra le mani.

http://artetetracollective.tumblr.com

artetetra.bandcamp.com